SAMUELE FAILLI, SHOES DESIGNER

di CHRISTIAN DE PALMA
Dicembre 2019
SI RINGRAZIA MARCO D’AMICO, AUTORE DELLE FOTOGRAFIE

Nella hall dell’hotel fiorentino nel quale ci siamo dati appuntamento, tra la stazione Leopolda e l’ambasciata americana, Samuele Failli arriva trafelato dopo aver fatto i conti col traffico del pomeriggio. Viene direttamente da Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, il posto dove è nato e dove ha deciso nel 2017 di sviluppare il suo brand eponimo di bellissime e sensuali calzature da donna.


Il tuo percorso professionale ti ha portato a lavorare per e con una serie impressionante di case di moda importantissime e nomi indelebili nel mondo dello stile: Prada con Fabio Zambernardi, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli; Tom Ford con Tom Ford; Saint Laurent con Stefano Pilati e Hedi Slimane; Alaïa con Azzedine Alaïa e Carla Sozzani; Valentino con Pierpaolo Piccioli.
L’aver conosciuto stili e modi di lavorare così diversi tra loro ha facilitato o ostacolato la ricerca della tua propria direzione artistica?

Mi ha aiutato moltissimo. Da ognuno di loro ho cercato di apprendere quelle che ritenevo fossero le peculiarità che li contraddistinguevano e a distanza ormai di anni, quando mi capita di ripensare al mio percorso, mi rendo conto di quanto sia stato fortunato a imbattermi in gente così.
Tra tutti, non posso non spendere qualche parola in più per quelli che ritengo siano stati decisivi nello sviluppo della mia ricerca stilistica: e cioè Fabio Zambernardi, Miuccia Prada, Patrizio Bertelli, Tom Ford e Azzedine Alaïa.
Fabio Zambernardi è a mio avviso il più grande stilista di scarpe vivente. Ciò che ha fatto e quando l’ha fatto ha rivoluzionato il modo di creare una scarpa. Fabio è un artista e un innovatore: lavorare con lui mi ha letteralmente insegnato a creare.
A Miuccia Prada devo tanto, ma soprattutto l’avermi insegnato a sognare, a capire che nulla è precluso durante un processo creativo e che – a volte – anche l’impossibile può divenire realtà.
Patrizio Bertelli è stato fondamentale dal punto di vista strategico: con lui ho imparato a razionalizzare e a sintetizzare ciò che avevo nella matita con la realtà del mercato, progettando collezioni complete e vendibili.
Tom Ford mi ha fatto capire cosa significa Glamour perchè ne è la rappresentazione vivente.
E poi Azzedine, ne potrei parlare per giorni. Azzedine mi ha insegnato a creare senza disegnare, mi ha fatto scoprire che si può immaginare una scarpa toccando con le mani un materiale e capendo come usarlo. Così come lui faceva con le sue collezioni prêt-à-porter e haute couture. Era davvero un genio.

Come funziona il tuo processo creativo? Da cosa ti senti più ispirato?

Questa è sempre la domanda più difficile!
In verità non seguo un vero e proprio iter, forse proprio il fatto di aver lavorato con diversi grandi Direttori Creativi mi ha portato ad apprendere da ognuno di loro una “filosofia creativa” diversa. Il punto di partenza cambia di collezione in collezione, dipende da ciò che sento per una determinata stagione e dalle esigenze del mercato.
In generale cerco di decifrare le tendenze future guardandomi intorno: la strada – se osservata con attenzione – può essere un caleidoscopio di emozioni e tendenze che offre indicazioni e spunti infiniti. Il passaggio successivo – che è fondamentale – sta nel trovare una sintesi tra ciò che la strada ha suggerito e ciò che è nelle mie corde e soprattutto nelle corde dei miei clienti: la mia coerenza stilistica non è un valore negoziabile.
Una volta trovata questa sintesi, il più è fatto: nel momento in cui prendo la matita in mano il mood della collezione è già chiaro nella mia testa. E allora comincio a disegnare guardando vecchie foto, film, oppure semplicemente maneggiando una pelle o un tessuto.
Un’altra cosa che mi influenza molto è la gioielleria. Io sono nato come designer di gioielli e questo passato continua a far parte di me: gli accessori metallici delle mie scarpe hanno linee particolari e non a caso in tutte le mie collezioni non possono mai mancare delle “scarpe gioiello”.

Come è nato il tuo brand? Quali difficoltà hai incontrato nella realizzazione di questo progetto?

Il mio brand è sempre stato nella mia testa, ho sempre saputo che un giorno avrei desiderato proporre al pubblico dei prodotti firmati da me. Però come puoi immaginare da lì a fare il grande passo ci sono tante variabili da considerare e soprattutto devi saperti prendere dei rischi.
Anche in questo caso devo ringraziare Azzedine. Una sera ero a casa sua a cena e inaspettatamente lui stesso mi disse che avrei dovuto fondare il mio marchio perché ero pronto per farlo. A volte un parere, un incoraggiamento da parte di una persona che stimi è cruciale per il tuo futuro: il giorno dopo quella cena ho cominciato a mettere le cose in fila e sono partito.
Per quanto riguarda le difficoltà, devo essere sincero, sono enormi. Sei da solo con le tue idee ma ti manca tutto il resto e devi pensarci da solo: denaro (avere un proprio marchio è maledettamente costoso!), ricerca dei fornitori, del materiale, della giusta distribuzione e tantissimi altri aspetti. Però è possibile, come tutto in questa vita, se lo vuoi ardentemente.
Voglio ringraziare pubblicamente anche il calzaturificio Exclusive di Castelfranco di Sopra, che produce le mie scarpe insieme a quelle di tanti colossi della moda come Prada, MiuMiu e Gucci e che fa un lavoro davvero eccezionale.

Qual è la donna che hai in mente quando dai vita alle tue calzature?

Dal punto di vista estetico non ho in mente una donna in particolare. Mi interessa invece molto l’aspetto caratteriale e in questo senso posso dirti che amo le donne forti e carismatiche e mi piace pensare di disegnare le mie scarpe per questa tipologia di donna. Se volessimo fare degli esempi “famosi” ti direi Madonna, Beyoncé, Rihanna, Michelle Obama, Lady Gaga, Carine Roitfeld, Donatella Versace, Meghan Markle.

Quali sono i materiali con i quali attualmente ti piace lavorare?

In generale uso materiali classici. Non mi piacciono lavorazioni sperimentali sulla pelle, risultano sempre cheap a parte qualche rara eccezione. Quando proprio non posso fare a meno di fare esperimenti particolari – perché indispensabili per la scarpa che ho in mente – allora li studio nel dettaglio insieme alla conceria di fiducia che produce quel materiale.
In genere riusciamo sempre a vincere la sfida.

Il designer che secondo te ha rivoluzionato il concetto di scarpa femminile?

Fabio Zambernardi. Come ti ho detto prima, nessuno ha fatto le cose che ha fatto lui, come le ha fatte lui, prima di lui e questo è secondo me il metro di giudizio per misurare l’importanza e l’incidenza di un designer. Un conto è creare belle o anche bellissime scarpe seguendo un filone già scoperto da altri e un conto è aprire una via prima sconosciuta. Fabio è il migliore per questo motivo.

Come viene distribuito il tuo marchio? Sei soddisfatto della presenza sul mercato?

Il mio marchio viene distribuito da Onward Luxury Group e sono molto soddisfatto della collaborazione con loro.
Per quanto riguarda invece la presenza sul mercato, è buona ma non ottima come vorrei e a questo proposito permettimi di fare una riflessione un po’ amara ma necessaria: vorrei riscontrare un po’ più di coraggio nei Buyers.
La stragrande maggioranza di loro compra solo prodotti di grandi brand, manca la voglia di rischiare e di offrire al cliente una scelta davvero consapevole: l’impressione è che il circuito degli influencers e delle celebrities abbia monopolizzato il mercato e in un certo senso privato di una vera e propria scelta una larghissima fetta di clientela portandola a comprare ciò che in realtà vogliono loro.
Naturalmente in questo tipo di competizione un brand emergente fa fatica a competere con chi – e mi riferisco ovviamente ai grandi gruppi della moda – ha mezzi economici così importanti da assicurarsi il favore degli opinion leaders. E tutto ciò a mio avviso non fa bene al sistema moda, che per essere artisticamente e non solo economicamente di rilievo deve garantire individualità e non omologazione, quell’omologazione che invece salta agli occhi nel vedere la gente vestita tutta allo stesso modo.

C’è qualche eccezione che ti senti di dover menzionare?

Si. E lo faccio volentieri: Barneys New York prima di tutti. Hanno avuto il coraggio di scommettere su di me comprando tutta la mia prima collezione e voluto l’esclusiva. Li ringrazierò sempre per questo, sono stati fondamentali per me. E poi Antonia Milano e Jeffrey New York.

Di recente hai collaborato con Valentino come Design Director Footwear per l’uomo e per la donna: mantieni dunque la porta aperta a future collaborazioni parallelamente al lavoro sul tuo brand?

Assolutamente si.
Mi piace fare più cose contemporaneamente e ritengo un valore aggiunto poter sviluppare la mia creatività su piani differenti, per me e per l’azienda per la quale mi trovo a lavorare. Di recente ho iniziato una collaborazione molto interessante e per me del tutto nuova perché si tratta di un progetto al di fuori del mondo della moda, sono davvero curioso di capire se il risultato incontrerà il favore del pubblico.
Riguardo le collaborazioni future, sto alla finestra e aspetto il treno giusto: se arriva la proposta che mi attrae e mi stimola, come è stato a suo tempo con Valentino, la valuto sicuramente.

Un’anticipazione sulla tua prossima collezione?

Non ti posso dire troppo! (ride, ndr) Solo che sarà tutto molto Rock!

Samuele Failli nella vita di tutti i giorni. Le tue passioni al di là della moda?

Sono una persona molto curiosa e questo mi porta a viaggiare molto spesso, adoro scoprire posti nuovi e cose diverse.
Mi piacciono molto l’arte contemporanea e la fotografia ma, soprattutto, ho una passione sfacciata per il cinema.

Sono capace di chiudermi dentro casa da solo a vedere un film dopo l’altro: mi fa perdere il senso del tempo e mi fa sognare.

INSTAGRAM (BRAND)
INSTAGRAM (PERSONALE)
FACEBOOK (BRAND)
LINKEDIN

Comments are closed.