MICHELE ROMANO, Fashion Designer

di CHRISTIAN DE PALMA
APRILE 2018

Buongiorno Michele e benvenuto.
Siamo arrivati al quarto capitolo del nostro appuntamento con ?Le interviste alla Moda? e con te, finalmente, entriamo nel cuore di una maison, l? dove sogno e creazione hanno origine.
Trussardi, Dolce & Gabbana, Costume National e ancora collaborazioni con Krizia, Dondup, MSGM, ti va di parlarci di come ti sei avvicinato a questo mestiere e delle varie tappe del tuo percorso?

Buongiorno Christian, innanzitutto grazie per il tuo invito.
Sono arrivato a svolgere questa professione per pura passione. ? stata la passione che mi ha portato a interrompere gli studi di Architettura, che avevo iniziato su suggerimento dei miei genitori, per iscrivermi alla scuola di Fashion Designer. Un percorso formativo dal punto di vista personale e creativo, durante il quale il sogno di fare questo lavoro ha preso lentamente forma.
E poi, terminato il percorso formativo, il lavoro ? che rimane sempre la scuola pi? importante di tutte. Ho cominciato disegnando maglieria e jersey, sia uomo sia donna, per diversi marchi ma gi? da allora sapevo quale era il mio vero obiettivo: il Ready to Wear donna in maison di lusso. Il lusso mi attraeva magneticamente, con le sue incantevoli e molteplici sfumature.
La prima esperienza in tal senso ? stata in Trussardi, dove ho avuto tra l?altro la possibilit? di conoscere il mercato giapponese ? di grande cultura e tradizione ? per poi passare in Dolce & Gabbana come Senior Designer e approdare in Costume National in veste di Head Designer, sempre sulla Donna.
In Dolce & Gabbana ho avuto il piacere e l?onore di mettermi alla prova in una maison meravigliosa che ha dato tanto al mondo della moda, mentre l?esperienza in Costume National ? stata quella pi? lunga di tutta la mia carriera, un percorso umano e artistico prezioso, durante il quale sono indubbiamente cresciuto come uomo e come stilista.
Da circa due anni lavoro come Fashion Designer indipendente, al servizio di volta in volta di marchi che mi stimolano e dove penso di potere dire la mia. Qualche esempio: Krizia, Dondup, MSGM.

Chi sono stati i tuoi designer di riferimento nel corso degli anni? E perch??

Ci sono stati molti designer che mi hanno accompagnato durante il mio percorso professionale, alcuni legati al periodo storico e altri che sono diventati per me riferimenti artistici significativi.
Se devo fare dei nomi ti dico Dolce & Gabbana, Gianni Versace e Miuccia Prada tra gli italiani ? icone che hanno rivoluzionato la storia della moda elevando il made in Italy in tutti i mercati mondiali con la loro imparagonabile creativit? ? e giganti come Yves Saint Laurent, Cristobal Balenciaga e Christian Dior tra gli stranieri, ambasciatori di stile ed eleganza che hanno sempre richiamato la mia attenzione con i loro sbalorditivi lavori, difficili da paragonare alla realt? di oggi dove lo streetwear ha preso il sopravvento e l?eleganza, purtroppo, non ? sempre un must.

La tua ricerca stilistica ti ha condotto sempre in case di moda italiane.?? un caso o una scelta precisa?

Nulla succede per caso!
In effetti non ho mai lavorato in case di moda estere, pur avendone avuto la possibilit?. La verit? ? che ho sempre preferito collaborare ed imparare nel nostro Paese: credo fermamente che l?Italia dello Stile sia ricca di risorse e storia, la nostra moda ? riconosciuta ed emulata in tutto il mondo.
Mi piace pensare che io possa essere un piccolo ingranaggio che collabori a mantenere viva e attiva questa eredit? cos? grande.
Ma siccome nella vita non ? n? possibile n? divertente porsi limiti e barriere, se dovessi scegliere una meta futura fuori dal nostro Paese, direi Parigi: trovo che sia una delle citt? pi? stimolanti e fascinose, con un bagaglio enorme in termini di stile e creativit?.

Da cosa ti senti ispirato nella vita e nel lavoro?

Da tutto e tutti! Sono una persona molto curiosa e questo mi porta ad essere molto istintivo e libero nelle mie ricerche. L?ispirazione spesso nasce da un viaggio o da una mostra fotografica oppure da un?esposizione d?arte, da un mercatino vintage o da un film.
Investo molto tempo nella fase iniziale legata alla ricerca, questo mi permette in un secondo step di avere una direzione ben precisa e chiara, estremamente importante per chi fa un lavoro creativo.

Qual ? la donna ideale alla quale pensi quando disegni?

Ho avuto un percorso poliedrico, e questa ? stata una fortuna.
Ho vestito molte donne cercando di entrare a fondo nel DNA delle Aziende per le quali lavoravo, rispettandolo e rimanendo fedele alle radici del brand.
L’ ideale femminile, quando inizi a disegnare, ? molto importante, considerando che una donna ha tante sfaccettature: pu? essere minimalista oppure massimalista, androgina o femminile, rock and roll, concettuale, elegante o sportiva.
Sicuramente prediligo una donna forte e sicura che non ha bisogno di volgarit? per esprimere la propria femminilit?, una donna dal gusto ricercato, mai scontata e con una grande personalit? valorizzata dall’ambivalenza di forme e colore mixati con ironia tra di loro.
Una donna cool dal gusto urbano, per esempio semplicemente vestita da un cappotto oversize sartoriale con sotto un abito leggero asimmetrico e colorato.

A proposito di colori, qual ? quello del quale non potresti mai fare a meno?

Domanda semplice e risposta immediata: nero, sempre e ovunque, indispensabile, per ogni occasione.
? un colore che riesce a completare qualsiasi palette, pu? essere casual ma anche estremamente elegante, sempre cool e senza tempo. Mi piace molto abbinato al bianco, questo connubio ? come se creasse un solo colore, forte e sicuro.
Ci? non toglie che, pur prediligendo il nero, io abbia una passione quasi maniacale per molti altri colori, soprattutto per quelli decisi e con carattere.

Ci descrivi le dinamiche che regolano il rapporto tra un Designer e il suo Direttore Creativo?

Direi che le dinamiche sono come quelle tra marito e moglie!
Innanzitutto, c?? bisogno di una grande dose di reciproca fiducia e di una forte empatia.
Il Direttore Creativo ? normalmente la mente suprema, colui che rappresenta l?immagine finale e stabilisce l?identit? di un marchio. Il Designer ? un traduttore, codifica creativamente e interpreta gli input stilistici del Direttore Creativo.
Per il Designer ? essenziale saper leggere e decifrare il linguaggio, a volte chiaro, altre meno, del suo Direttore Creativo.
Ovviamente, alla base deve esserci una visione stilistica comune o quantomeno complementare: due visioni diametralmente opposte finirebbero per scontentare entrambi gli attori e ci? si rifletterebbe chiaramente sulla qualit? delle collezioni.

Se potessi cambiare qualcosa nel mondo della Moda, cosa cambieresti?

Coco Chanel diceva:”La moda riflette i tempi in cui si vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo.”
Non cambierei nulla nella moda perch? ? lo specchio di ci? che stiamo vivendo.
Preferisco migliorare piuttosto che modificare, mi piacerebbe che la moda riacquistasse il suo vero valore, sempre pi? spesso sacrificato in favore di dinamiche esasperatamente commerciali.

Milano, Parigi, Londra, New York, qual ? a tuo avviso la capitale della Moda?

Milano.
Nonostante un periodo di rilassamento e rintanamento nella propria comfort zone, la nostra Milano rimane il teatro pi? importante, seguita da Parigi con i suoi brand francesi.

Facciamo un gioco.
Hai tre posti liberi a cena, quali stilisti inviti?

Mi piacerebbe creare una situazione tra donne, escluso il sottoscritto ovviamente, con personalit? agli antipodi, come Miuccia Prada, Phoebe Philo e Donatella Versace.
Una trilogia femminile caratterizzata a livello internazionale dall’essere ambasciatrice dell??empowered woman, nella moda e non solo.
Tre donne di grande spessore con linguaggi e percorsi completamente diversi.
Sono certo che non ci sarebbe da annoiarsi e le sorprese non mancherebbero!

Michele, un?ultima domanda prima di salutarci.
Se scattassi una fotografia immaginaria dello stilista che eri all’inizio?della tua carriera e la confrontassi con ci? che sei diventato adesso, quali sarebbero le maggiori differenze che noteresti?

Oggi sono indubbiamente pi? maturo come uomo e come designer.
La mia sensibilit? verso gli stimoli che ricevo ? sicuramente aumentata, e a differenza di quando avevo vent’anni ho una visione pi? completa di ci? che si sviluppa attorno a me.
L?esperienza mi ha dotato di molti pi? strumenti attraverso i quali comprendere e gestire la creativit?, tra questi tenersi al passo con i tempi e il confronto con le nuove generazioni.
Dall’altro lato ho per? sempre cercato di custodire gelosamente con me il Michele ragazzo, i suoi pregi e i suoi difetti, perch? nonostante tutto abbiamo ancora molte cose in comune.

Grazie Michele, e a presto!

Grazie a voi e ai vostri lettori, spero abbiano gradito.

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